Il Segreto dei Superagers per la Longevità Cognitiva

Neurogenesi adulta, resilienza cerebrale e memoria

 

Valentina aveva 83 anni quando i medici della Northwestern University le mostrarono i risultati del test cognitivo. Aveva ricordato 11 parole su 15 dopo un ritardo di 30 minuti, un punteggio da cinquantenne. I medici la chiamarono superager. Lei non ci fece molto caso: per lei era normale.

Per anni la scienza non aveva saputo spiegare perche alcuni cervelli invecchiano cosi diversamente dagli altri. Ora, uno studio pubblicato su Nature nel febbraio 2026 offre la prima risposta biologica concreta. I superagers producono piu del doppio dei nuovi neuroni rispetto agli anziani sani della stessa eta. Il loro ippocampo, la struttura cerebrale che forma e recupera i ricordi, continua a generare cellule fresche ben oltre gli 80 anni.

Questo articolo spiega chi sono i superagers, perche i loro cervelli appaiono diversi al microscopio, e cosa questa scoperta significa per la longevita cognitiva. Per un approfondimento sul legame tra cervello e Alzheimer, visita il nostro articolo sulla 

Questo articolo spiega chi sono i superagers, perche i loro cervelli appaiono diversi al microscopio, e cosa questa scoperta significa per la longevita cognitiva. Segue la nostra analisi su come le tue scelte quotidiane determinano la longevita.

 

Chi sono i superagers: la definizione che ha cambiato la geroscienza

Il termine superager e stato coniato dal neurologo M. Marsel Mesulam, fondatore del Mesulam Center for Cognitive Neurology and Alzheimer’s Disease alla Northwestern University verso la fine degli anni ’90. La sua domanda di partenza era semplice: l’invecchiamento cognitivo deve necessariamente coincidere con il declino?

Il programma SuperAging della Northwestern ha trascorso 25 anni a rispondere. Nella ricerca pubblicata su Alzheimer’s & Dementia nell’agosto 2025, Weintraub e colleghi hanno confermato che i superagers formano un gruppo biologicamente distinto, non semplicemente persone piu istruite o intellettualmente dotate.

Per qualificarsi come superager, una persona deve superare un test specifico di memoria verbale. Il test richiede di ricordare almeno 9 parole su 15 dopo un intervallo di tempo. Per confronto, l’ottantenne medio ricorda circa 5 parole. Oltre a questo, il punteggio nelle altre funzioni cognitive deve essere almeno nella norma per l’eta. Solo circa il 10% degli anziani sani soddisfa questi criteri.

Cosa rende questi cervelli diversi va oltre il punteggio. Il programma ha analizzato 79 cervelli donati post-mortem nell’arco di 290 partecipanti e ha identificato cinque caratteristiche ricorrenti:

  • Corteccia preservata: i superagers non mostrano l’assottigliamento corticale tipico dell’invecchiamento. La loro corteccia assomiglia a quella di adulti 20-30 anni piu giovani.
  • Corteccia cingolata anteriore piu spessa: questa regione, essenziale per le decisioni e la motivazione, e in media piu spessa nei superagers rispetto ai giovani adulti — un dato che ha sorpreso i ricercatori.
  • Piu neuroni von Economo: queste cellule rare, legate all’intelligenza sociale e all’elaborazione emotiva, appaiono in densita molto piu alta nei superagers.
  • Neuroni entoriali piu grandi: la corteccia entorinale e una delle prime aree danneggiate dall’Alzheimer. I superagers la preservano in dimensioni e numero eccezionali.
  • Meno microglia infiammatoria: una neuroinfiammazione cronica ridotta significa meno danni progressivi ai neuroni e alle loro connessioni.

Il risultato piu inaspettato di 25 anni di osservazione e questo: i superagers non seguono tutti lo stesso stile di vita. Alcuni si allenavano regolarmente e mangiavano bene. Altri no. Questo suggerisce che qualcosa di piu profondo, a livello cellulare e genetico,  sia determinante. Capire quel meccanismo e stato esattamente l’obiettivo dello studio pubblicato su Nature nel 2026.

 

La scoperta della neurogenesi che ha cambiato le prospettive

Per gran parte del Novecento, la neurologia ha sostenuto che il cervello adulto non fosse capace di produrre nuovi neuroni. L’idea dominante era che le cellule nervose disponibili alla nascita fossero tutto cio che si avesse a disposizione.

Questa certezza ha cominciato a sgretolarsi negli anni ’90, con gli studi sugli animali. Il punto di svolta decisivo e arrivato nel 1998, con un articolo su Nature Medicine firmato da Eriksson e colleghi, che per primi documentarono la neurogenesi nel tessuto ippocampale umano adulto. Il dibattito, pero, e rimasto aperto per decenni, i risultati erano contraddittori e le metodologie discusse.

Due studi recenti hanno chiarito la questione. Nel luglio 2025, un team del Karolinska Institutet in Svezia ha pubblicato su Science (Dumitru et al., 2025) la prima prova solida che le cellule progenitrici neurali proliferanti esistono e si dividono attivamente nell’ippocampo umano adulto. Per identificarle, i ricercatori hanno usato il sequenziamento dell’RNA a singolo nucleo, algoritmi di machine learning e il marcatore di proliferazione cellulare Ki67, analizzando campioni di tessuto cerebrale umano dalla nascita all’eta avanzata. La conclusione era netta: il meccanismo neurogenico e presente e attivo.

Lo studio su Nature del 2026 (Disouky et al.) ha fatto un passo ulteriore, collegando la neurogenesi direttamente alle prestazioni cognitive. I ricercatori hanno analizzato 355.997 nuclei cellulari singoli dal tessuto ippocampale di cinque gruppi: giovani adulti sani, anziani cognitivamente intatti, superagers, persone con deterioramento cognitivo lieve e persone con Alzheimer. Il metodo usato si chiama sequenziamento multiomico a singola cellula. Il risultato era inequivocabile. I superagers avevano circa il doppio dei neuroblasti e dei neuroni immaturi rispetto agli anziani sani, e circa 2,5 volte di piu rispetto ai pazienti con Alzheimer. La differenza rispetto al gruppo Alzheimer era altamente significativa (q = 0,0002). Questo dato si inserisce direttamente nel contesto dell’invecchiamento epigenetico e delle modifiche molecolari del cervello: la differenza tra cervelli che invecchiano bene e quelli che no non sta solo nei geni, ma in come quei geni vengono regolati nel tempo.

 

Perche il cervello dell’Alzheimer invecchia in modo cosi diverso

Capire i superagers richiede capire cosa va storto nella direzione opposta. Il contrasto che lo studio del 2026 ha documentato e netto e rivela un modo di fallire completamente diverso.

Nei cervelli con Alzheimer, le cellule staminali neurali si accumulano nell’ippocampo. A prima vista sembra un dato positivo: il materiale grezzo per nuovi neuroni e presente. Ma queste cellule sono bloccate. Non riescono a differenziarsi e a progredire attraverso le fasi normali di sviluppo — da neuroblasti a neuroni immaturi. Si ammassano in uno stato inattivo, e quell’accumulo interferisce direttamente con la funzione cognitiva.

 

Risultato chiave: due vie per diventare superager

Il programma SuperAging della Northwestern ha identificato due meccanismi distinti. Il primo e la RESISTENZA: questi individui non producono le placche amiloidi e i grovigli di tau associati all’Alzheimer. Il secondo e la RESILIENZA: producono queste proteine, ma il loro cervello non ne e influenzato. Entrambe le vie portano allo stesso risultato: memoria e funzione cognitiva preservate.

Due altri tipi cellulari si sono rivelati determinanti. I neuroni CA1 — cellule ippocampali specializzate, fondamentali per il consolidamento e il recupero dei ricordi — mostravano differenze marcate tra superagers e pazienti con Alzheimer. Questi neuroni, tra i primi ad essere attaccati dai grovigli di proteina tau, erano molto meglio conservati nei superagers. Anche gli astrociti — le cellule di supporto del cervello che regolano l’ambiente locale attorno ai neuroni — mostravano profili molecolari distinti nel gruppo dei superagers.

La spiegazione molecolare va piu in profondita dell’espressione genica. Lo studio del 2026 ha trovato che la maggior parte delle differenze tra i gruppi cognitivi era determinata da cambiamenti nell’accessibilita della cromatina, il modo in cui il DNA e strutturalmente impacchettato all’interno delle cellule. Cambiamenti precoci della cromatina sono stati rilevati anche in persone con Alzheimer preclinico — senza sintomi, ma con segni patologici iniziali. Questo suggerisce che le traiettorie di invecchiamento cerebrale divergano a livello molecolare anni prima che qualsiasi declino cognitivo diventi visibile. Gli studi sullo stress cronico e la sua influenza sui circuiti neuroendocrini confermano che anche fattori ambientali possono accelerare questi cambiamenti molecolari precoci.

 

La firma di resilienza: un modello biologico per l’invecchiamento cerebrale eccezionale

Uno dei concetti piu rilevanti emersi dallo studio di Nature 2026 e cio che i ricercatori chiamano firma di resilienza — un ambiente molecolare e cellulare unico nell’ippocampo dei superagers, che sostiene attivamente la nascita e la sopravvivenza di nuovi neuroni.

Non si tratta solo di quantita. La differenza riguarda la qualita, l’organizzazione e la capacita del cervello di mantenere un ambiente rigenerativo produttivo fino a eta molto avanzate.

La Prof.ssa Orly Lazarov, professore di neuroscienze all’University of Illinois Chicago e autrice principale dello studio, ha descritto la neurogenesi come una forma avanzata di plasticita cerebrale. La plasticita e la capacita del cervello di adattarsi, ripararsi e riorganizzare le connessioni in risposta all’esperienza. I nuovi neuroni, pur rappresentando una frazione minuscola delle cellule ippocampali totali — circa lo 0,01% — sono le cellule piu adattabili disponibili. Si integrano con facilita nei circuiti esistenti e supportano la formazione di nuovi ricordi in modi che i neuroni piu vecchi non possono fare.

La Dr.ssa Tamar Gefen, professoressa associata alla Northwestern e coautrice dello studio, ha spiegato che i superagers sono sempre stati descritti come persone con cervelli biologicamente attivi e flessibili, ma fino a questo studio nessuno poteva spiegare perche a livello cellulare. La firma di resilienza fornisce quella risposta: e la prova biologica che i cervelli dei superagers sono piu plastici.

La catena neurogenica nei superagers funziona come una linea di produzione ben mantenuta. Le cellule staminali neurali ricevono i segnali molecolari giusti per uscire dal loro stato dormiente. Progrediscono a diventare neuroblasti — neuroni giovani e mobili in cerca di un posto dove integrarsi. Quei neuroblasti maturano in neuroni immaturi. E infine, con il supporto dell’ambiente locale fornito da astrociti sani e neuroni CA1 intatti, diventano neuroni adulti pienamente funzionali nei circuiti di memoria dell’ippocampo.

Il Prof. Changiz Geula, professore di ricerca al Mesulam Institute, ha sottolineato una dimensione genomica piu ampia: i programmi genetici che supportano la sopravvivenza delle cellule cerebrali e la comunicazione restano attivi nei superagers, mentre nell’Alzheimer vengono spenti sistematicamente. Non si tratta di una variazione minore. E un programma di invecchiamento completamente diverso a livello molecolare.

La scoperta della conservazione delle sinapsi eccitatorie aggiunge un ulteriore livello. Le sinapsi eccitatorie sono i siti principali dove i neuroni comunicano tra loro e dove i ricordi vengono codificati. I superagers mantengono l’integrita di queste connessioni sinaptiche a livelli che assomigliano a cervelli molto piu giovani. Questo potrebbe diventare un bersaglio farmacologico: farmaci progettati per preservare l’integrita sinaptica potrebbero potenzialmente ritardare o prevenire il declino cognitivo in una popolazione piu ampia.

Ricerche parallele sulla perdita del cromosoma Y nei maschi in invecchiamento mostrano che l’invecchiamento genetico accelerato influenza non solo il rischio cardiovascolare e oncologico, ma anche il microambiente cerebrale — un ulteriore livello di connessione tra genomica e longevita cognitiva.

 

Puoi diventare un superager? Cosa dice la scienza

Questa e la domanda che la maggior parte delle persone si pone. La risposta onesta e che la scienza sta ancora ricostruendo il quadro completo. Il profilo del superager sembra combinare vantaggi genetici, regolazione epigenetica e, probabilmente, fattori legati allo stile di vita. Quello che sappiamo con certezza e che il declino cognitivo non e universale ne inevitabile, e che ora esistono bersagli biologici specifici che le future terapie potrebbero modulare.

Il programma SuperAging della Northwestern non ha identificato una formula di stile di vita unica. Alcuni partecipanti vivevano in modo molto sano. Altri no. Tuttavia, alcuni pattern comportamentali sono emersi con costanza nel gruppo. I superagers tendono a essere molto sociali: mantengono relazioni interpersonali solide e riferiscono una maggiore calore emotivo e fiducia nelle relazioni rispetto ai coetanei cognitivamente nella media. Sfidano il cervello ogni giorno attraverso la lettura, l’apprendimento o attivita mentalmente stimolanti. Molti restano fisicamente attivi e continuano a lavorare fino agli 80 anni.

Per quanto riguarda la genetica, il profilo del superager non e spiegato dai profili di rischio genetico per l’Alzheimer ne dall’allele APOE — questi sono simili nei superagers e negli anziani cognitivamente nella norma. Il superaging, quindi, non dipende semplicemente dal fatto di avere geni protettivi contro l’Alzheimer. Qualcosa di piu complesso e in gioco, che coinvolge probabilmente reti multigene e regolazione epigenetica.

I prossimi passi del team di ricerca includono esplicitamente l’esame dei fattori ambientali e dello stile di vita — tra cui dieta, esercizio fisico e infiammazione — che potrebbero interagire con la neurogenesi per influenzare l’invecchiamento cerebrale. Sulla base delle evidenze disponibili, alcuni principi pratici emergono gia:

  • Impegno sociale: mantenere relazioni significative e associato alla preservazione cognitiva in numerosi studi longitudinali.
  • Stimolazione cognitiva: imparare nuove competenze, leggere, suonare strumenti musicali e giocare a giochi di strategia supportano la plasticita cerebrale nel corso della vita.
  • Attivita fisica: l’esercizio aerobico promuove la neurogenesi ippocampale negli studi su animali ed e associato a un declino cognitivo piu lento negli esseri umani. Quello che conta di piu potrebbero essere i livelli di attivita durante la mezza eta — a 40, 50 e 60 anni — non solo in tarda eta.
  • Gestione dei fattori di rischio vascolare: pressione sanguigna, colesterolo, glicemia e livelli di infiammazione influenzano la salute cerebrale nel corso dei decenni.
  • Qualita del sonno: durante il sonno profondo, il cervello elimina i prodotti di scarto attraverso il sistema glinfatico, inclusi tau e amiloide — le stesse proteine coinvolte nell’Alzheimer.

Ricerche recenti sul legame tra depressione e malattie croniche indicano che la salute mentale non e separata dalla salute cerebrale: stati depressivi prolungati accelerano l’infiammazione sistemica, uno dei fattori che compromette l’ambiente neurogenico dell’ippocampo.

Ahmed Disouky, primo autore dello studio, ha affermato che il cervello che invecchia non e fisso ne destinato a deteriorarsi. Capire come alcune persone mantengono naturalmente la neurogenesi apre la strada a strategie che potrebbero aiutare molti piu adulti a preservare la memoria e la salute cognitiva. Da una prospettiva di sanita pubblica, se la catena neurogenica puo essere mantenuta attiva piu a lungo attraverso interventi mirati, la finestra per la prevenzione si apre in modo significativo.

 

Conclusione

Tre studi convergono ora sulla stessa conclusione. La ricerca del Karolinska Institutet pubblicata su Science nel 2025 ha confermato che le cellule progenitrici neurali si dividono nel cervello umano adulto. Il programma SuperAging della Northwestern, sviluppato in 25 anni con 290 partecipanti e 79 cervelli donati post-mortem, ha documentato un fenotipo neurobiologico unico nei superagers che va molto al di la di buoni punteggi di memoria. Lo studio su Nature del 2026 ha identificato la firma molecolare che distingue i cervelli dei superagers da tutti gli altri, fino al livello delle singole cellule.

Per la prima volta nella storia della neuroscienze, esiste una spiegazione biologica concreta del perche alcune persone mantengono una funzione cognitiva straordinaria fino agli 80 anni e oltre. La neurogenesi adulta — la capacita dell’ippocampo di continuare a produrre nuovi neuroni — non e solo una caratteristica interessante dei cervelli eccezionali. E il meccanismo centrale della longevita cognitiva.

Il cervello non e condannato a deteriorarsi. E capace di una rigenerazione notevole, e ora la scienza ha gli strumenti per capire come e perche questo accade in alcune persone. Mentre i ricercatori sviluppano terapie che agiscono sulla neurogenesi, sulla regolazione della cromatina e sulla conservazione delle sinapsi, l’obiettivo della longevita cognitiva per una popolazione piu ampia si trasforma da aspirazione a bersaglio scientifico concreto.

Capire la biologia dei superagers non aiuta solo a trattare la malattia — ridefinisce cosa puo significare invecchiare. Per milioni di persone in tutto il mondo, questo e il dato scientifico piu importante del 2026.

 

Riferimenti

  1. Disouky A, Sanborn MA, Sabitha KR, et al. Human hippocampal neurogenesis in adulthood, ageing and Alzheimer’s disease. Nature. 2026 Feb 25. doi: 10.1038/s41586-026-10169-4
  2. Dumitru I, Paterlini M, Zamboni M, et al. Identification of proliferating neural progenitors in the adult human hippocampus. Science. 2025;389(6755):58-63. doi: 10.1126/science.adu9575
  3. Weintraub S, Gefen T, Geula C, Mesulam M-M. The first 25 years of the Northwestern University SuperAging Program. Alzheimers Dement. 2025;21(8):e70312. doi: 10.1002/alz.70312
  4. Eriksson PS, Perfilieva E, Bjork-Eriksson T, et al. Neurogenesis in the adult human hippocampus. Nat Med. 1998;4(11):1313-17.
  5. Goncalves JT, Schafer ST, Gage FH. Adult neurogenesis in the hippocampus: from stem cells to behavior. Cell. 2016;167(4):897-914.
  6. Harrison TM, Weintraub S, Mesulam MM, Rogalski E. Superior memory and higher cortical volumes in unusually successful cognitive aging. J Int Neuropsychol Soc. 2012;18(6):1081-85.

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