Maria aveva 62 anni quando il dolore al ginocchio sinistro la portò a smettere di fare le scale senza appoggiarsi al corrimano. Il chirurgo le aveva proposto la protesi. Poi le fu suggerita un’alternativa: un’iniezione preparata a partire dal suo stesso sangue.
La terapia con plasma ricco di piastrine — abbreviata PRP, dall’inglese Platelet-Rich Plasma — funziona prelevando una piccola quantità di sangue del paziente, centrifugandola per separare e concentrare le piastrine, e reiniettando la soluzione risultante nell’articolazione danneggiata. Una revisione del 2024, pubblicata sugli Annals of Saudi Medicine, ha analizzato 28 meta-analisi su 32.763 pazienti: il PRP ha ridotto il dolore in modo superiore rispetto all’acido ialuronico e ai corticosteroidi, con un profilo di sicurezza difficile da eguagliare.
Questo articolo ripercorre i meccanismi biologici del plasma ricco di piastrine per il ginocchio, i dati clinici più aggiornati, il ruolo del dosaggio piastrinico e i criteri che predicono una buona risposta al trattamento.
Il sangue non è un liquido omogeneo. Contiene globuli rossi, globuli bianchi, plasma e piastrine — piccoli frammenti cellulari il cui compito principale è avviare la riparazione dei tessuti quando si verifica una lesione. Quando un tessuto si danneggia, le piastrine accorrono nel sito e rilasciano molecole bioattive chiamate fattori di crescita. Questi fattori segnalano alle cellule circostanti di moltiplicarsi, riparare la matrice tissutale e ridurre l’infiammazione locale.
Il PRP sfrutta questo meccanismo in modo mirato. Il sangue prelevato dal paziente — in genere meno di 60 millilitri, circa la quantità contenuta in quattro cucchiai da tavola — viene introdotto in una centrifuga che separa i componenti in base al peso specifico. La frazione ricca di piastrine viene estratta e, a seconda del protocollo, può essere attivata con cloruro di calcio o trombina prima dell’iniezione. L’intera procedura richiede meno di un’ora.
La concentrazione piastrinica nel prodotto finale è da 1,5 a 5,5 volte superiore ai livelli presenti nel sangue normale. Questo aumento produce una quota più elevata di fattori di crescita disponibili nel sito di iniezione: il PDGF (fattore di crescita derivato dalle piastrine), il TGF-β (fattore di crescita trasformante beta) e l’IGF (fattore di crescita insulino-simile). Queste molecole stimolano i condrociti — le cellule che producono e mantengono la cartilagine articolare — e riducono l’attività degli enzimi che degradano la matrice cartilaginea.
Quello che distingue il PRP dai trattamenti convenzionali è la sua origine autologa: il materiale iniettato proviene dallo stesso paziente. Questo elimina il rischio di rigetto immunitario e di trasmissione di agenti infettivi che esistono con i prodotti derivati da donatori.
Esistono due grandi famiglie di preparati PRP in base al contenuto di leucociti:
La scelta tra queste formulazioni non è ancora standardizzata a livello internazionale, il che spiega parte della variabilità nei risultati riportati. Per approfondire i meccanismi generali del plasma ricco di piastrine e i suoi effetti sui tessuti articolari, è disponibile un articolo dedicato sul sito.
Nel 2024, Lin e colleghi hanno pubblicato sugli Annals of Saudi Medicine una revisione che ha aggregato i risultati di 28 meta-analisi su 32.763 pazienti con osteoartrosi del ginocchio trattati con PRP. Una revisione ombrello non analizza singoli studi, ma sintetizza sistematicamente le revisioni sistematiche già pubblicate. Rappresenta il livello più alto di evidenza disponibile in medicina.
I risultati mostrano che il PRP ha migliorato i punteggi VAS (scala visivo-analogica per il dolore) rispetto ai gruppi di controllo. Il punteggio WOMAC totale — che misura dolore, rigidità e funzione fisica — ha evidenziato un miglioramento sostanziale sia a 6 che a 12 mesi. I pazienti hanno riportato anche un miglioramento della qualità della vita e della funzione del ginocchio, misurata con strumenti di valutazione standardizzati. I dettagli completi di questa revisione ombrello di sistematiche con meta-analisi sono disponibili su PubMed.
Una caratteristica rilevante è la progressività dei benefici nel tempo. I miglioramenti a 3 mesi erano modesti. A 6 mesi diventavano più pronunciati. Il picco si registrava intorno all’anno. Questo andamento temporale indica che il PRP attiva processi biologici che si sviluppano gradualmente — senza produrre un effetto antidolorifico immediato come i farmaci antinfiammatori. Chi si aspetta sollievo entro la prima settimana probabilmente resterà deluso. Chi accetta tempi biologici realistici ha più probabilità di valutare correttamente il trattamento.
La revisione ha identificato le formulazioni LP-PRP come le più efficaci. I pazienti con osteoartrosi classificata nei gradi I-III di Kellgren-Lawrence — danno cartilagineo da lieve a moderato — hanno ottenuto i risultati migliori. Per comprendere il ruolo del sistema immunitario nel deterioramento della cartilagine, è utile leggere l’articolo su
Per comprendere il ruolo del sistema immunitario e dell’infiammazione nell’osteoartrosi, è disponibile un approfondimento che spiega perché alcuni pazienti hanno una progressione articolare più rapida di altri.
Il dato più citato riguarda il ritardo chirurgico: il 74% dei pazienti ha rinviato la sostituzione protesica per oltre 18 mesi. L’85% ha evitato l’intervento per almeno 5 anni. Alcuni hanno posticipato la protesi di oltre 10 anni. Questi numeri non indicano che il PRP guarisca l’osteoartrosi. Mostrano che può modificare significativamente la traiettoria della malattia in pazienti selezionati.
Non tutti i preparati PRP sono uguali, e non tutti i dosaggi producono lo stesso effetto. Una revisione sistematica del 2025 (PMID 40980) ha esaminato specificamente come la quantità totale di piastrine erogata influenzi gli outcome nell’osteoartrosi del ginocchio.
I ricercatori hanno classificato i trattamenti in tre categorie in base al numero totale di piastrine iniettate:
Questo suggerisce che esiste una finestra biologica ottimale al di sopra e al di sotto della quale i benefici diminuiscono. Il comportamento richiama quello di certi farmaci: oltre la dose efficace, l’effetto può invertirsi.
Il metodo di preparazione ha un impatto diretto sulla concentrazione finale. I sistemi a singola centrifugazione producono concentrazioni piastriniche di circa 1,5-2 volte il livello basale. I sistemi a doppia centrifugazione raggiungono concentrazioni di 3-5,5 volte. La maggior parte dei protocolli con risultati positivi nella ricerca utilizza la doppia centrifugazione con dosi moderate.
Nota clinica: L’attivazione pre-iniezione con cloruro di calcio o trombina bovina induce il rilascio immediato dei fattori di crescita. L’iniezione senza attivazione lascia che l’ambiente articolare attivi naturalmente le piastrine. Le evidenze non hanno ancora dimostrato la superiorità di un approccio sull’altro. |
Confrontare il PRP con gli altri trattamenti conservativi disponibili è necessario per capire dove si colloca nella pratica clinica. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull’American Journal of Sports Medicine nel 2023 da Costa e colleghi ha confrontato il PRP contro placebo, acido ialuronico e corticosteroidi, applicando il sistema GRADE per la valutazione della qualità delle prove.
Rispetto al placebo, il PRP ha prodotto risultati significativamente migliori a 12 mesi, con differenze clinicamente rilevanti nei punteggi di dolore e funzione articolare.
Il confronto con l’acido ialuronico è il più studiato. L’acido ialuronico è una sostanza naturalmente presente nel liquido sinoviale che fornisce lubrificazione articolare; le sue iniezioni sono ampiamente usate per l’osteoartrosi, ma la loro efficacia è stata messa in discussione da diversi studi negli ultimi anni. La revisione del 2023 mostra che il PRP ha prodotto risultati superiori all’acido ialuronico sia a 6 che a 12 mesi nei punteggi WOMAC, con differenze di 15-20 punti su scale da 100 a favore del PRP a un anno.
Il confronto con i corticosteroidi mostra un profilo temporale diverso. I corticosteroidi agiscono più in fretta: il sollievo arriva spesso entro le prime 2-4 settimane. Il PRP richiede più tempo, con benefici significativi che si manifestano tra le 6 e le 8 settimane dall’iniezione. Gli effetti del PRP durano però molto più a lungo — spesso oltre i 12 mesi — mentre i benefici dei corticosteroidi raramente si estendono oltre i 3 mesi. Per chi vuole una strategia a lungo termine, i dati favoriscono il PRP.
A livello molecolare, studi che hanno misurato il liquido sinoviale prima e dopo le iniezioni documentano riduzioni del 30-40% delle concentrazioni di interleuchina-1 beta e TNF-alfa rispetto ai cambiamenti minimi osservati con il placebo. Queste due molecole sono tra i principali mediatori della degradazione cartilaginea nell’osteoartrosi. Per chi vuole capire come queste vie infiammatorie operano nell’articolazione,
Per chi vuole capire come queste vie infiammatorie accelerano la degradazione cartilaginea, l’articolo su sistema immunitario, infiammazione e nuove terapie per l’osteoartrosi offre un approfondimento dettagliato.
Alcuni clinici combinano il PRP con terapie a base di cellule staminali. Le cellule staminali adipose per l’osteoartrosi del ginocchio e le cellule staminali del midollo osseo per il ginocchio sono studiate come possibili complementi. La revisione del 2024, però, ha riscontrato tassi di miglioramento simili tra pazienti che avevano ricevuto solo PRP e pazienti che avevano ricevuto PRP con cellule staminali mesenchimali. Le prove a favore della combinazione non sono ancora abbastanza solide da giustificarne l’uso sistematico.
Il profilo di sicurezza del PRP rimane uno dei suoi punti di forza più documentati. Gli effetti collaterali più comuni sono dolore temporaneo nel sito di iniezione — che dura 1-3 giorni — e gonfiore moderato. Complicazioni gravi come infezioni o reazioni allergiche si verificano in meno dello 0,5% dei trattamenti. La natura autologa del preparato elimina il rischio di rigetto e di trasmissione di malattie.
Non tutti i pazienti con osteoartrosi del ginocchio traggono gli stessi benefici dal plasma ricco di piastrine. Una narrative review del 2025 che ha sintetizzato 40 studi di alta qualità ha identificato i fattori che predicono una risposta favorevole.
Gravità della malattia. È il predittore più affidabile. I pazienti con osteoartrosi di grado I o II secondo la classificazione di Kellgren-Lawrence — alterazioni radiografiche minime o lievi, cartilagine ancora presente — ottengono i risultati migliori. I pazienti di grado III, con danno moderato ma cartilagine ancora parzialmente intatta, beneficiano in misura significativa. I pazienti di grado IV, con contatto osso-osso diretto e cartilagine pressoché assente, mostrano miglioramenti minimi. Il PRP ha bisogno di cartilagine su cui agire.
Età e durata della malattia. L’analisi di un ampio campione ha rilevato che l’età media dei pazienti con buona risposta al PRP è di 67 anni, contro i 71 anni dei non-responder. Una differenza di 4 anni sembra modesta, ma riflette probabilmente la durata della malattia e il grado di danno accumulato più che l’età biologica.
Indice di massa corporea. Più studi documentano risultati migliori nei pazienti con BMI inferiore a 30. Il sovrappeso aumenta il carico meccanico sull’articolazione e promuove uno stato di infiammazione sistemica che contrasta gli effetti antinfiammatori del PRP. Questo non significa che i pazienti con obesità non possano beneficiare della terapia, ma che l’efficacia è ridotta. Intervenire sul peso prima del ciclo di iniezioni può migliorare l’outcome.
Numero di iniezioni. I protocolli con iniezioni multiple producono risultati superiori alla singola iniezione. Una meta-analisi del 2023 ha confrontato direttamente i due approcci: i pazienti che avevano ricevuto tre iniezioni a distanza di 2-4 settimane l’una dall’altra avevano riduzione del dolore e miglioramento funzionale significativamente maggiori a 6 e 12 mesi rispetto ai gruppi con iniezione singola. I fattori di crescita rilasciati dalle piastrine si degradano in giorni-settimane nel liquido sinoviale. Senza trattamenti ripetuti, i loro livelli calano rapidamente.
Vale la pena segnalare che i trattamenti precedenti hanno scarso valore predittivo. Pazienti che avevano già provato acido ialuronico o corticosteroidi senza risultati soddisfacenti non hanno mostrato tassi di risposta al PRP significativamente diversi da chi non aveva mai ricevuto questi trattamenti. Il PRP agisce attraverso meccanismi distinti.
Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la preparazione fisica. L’esercizio aerobico intenso prima del prelievo può aumentare la conta piastrinica del sangue e ottimizzare la qualità del PRP. Chi vuole approfondire come l’esercizio fisico migliora la conta piastrinica e la qualità del PRP può leggere l’articolo dedicato, che riporta i dati su 20 minuti di cardio intenso e i loro effetti sulla risposta piastrinica.
Sul piano economico, il PRP non è rimborsato dal Servizio Sanitario Nazionale per l’osteoartrosi del ginocchio nella grande maggioranza dei casi, e il costo per iniezione varia significativamente tra strutture. Un ciclo di tre iniezioni può costare da poche centinaia a diverse migliaia di euro. Questo rimane comunque inferiore al costo medio di un intervento di protesi totale del ginocchio.
A livello istituzionale, l’American College of Rheumatology e la Arthritis Foundation hanno raccomandato il PRP per il ginocchio e l’anca dal 2019, pur segnalando i limiti delle prove allora disponibili. Le società europee, tra cui l’ESSKA, hanno assunto posizioni progressivamente più favorevoli sulla base dell’accumulo dei dati positivi.
Il plasma ricco di piastrine non guarisce l’osteoartrosi. Non rigenera la cartilagine gravemente danneggiata e non riporta il ginocchio alle condizioni di 30 anni prima. Quello che fa — e i dati su decine di migliaia di pazienti lo confermano — è ridurre il dolore, migliorare la funzione e rallentare la progressione della malattia in chi ha un danno cartilagineo da lieve a moderato.
I risultati migliori si ottengono con formulazioni LP-PRP, dosaggi nell’intervallo di 5-10 miliardi di piastrine e protocolli a iniezioni multiple. Pazienti con BMI nella norma, osteoartrosi di grado I-III e meno anni di malattia alle spalle sono quelli con le migliori probabilità di risposta.
Il problema principale rimane la mancanza di standardizzazione. Prodotti diversi con concentrazioni e caratteristiche diverse circolano in clinica con lo stesso nome, rendendo difficile garantire ai pazienti un trattamento di qualità uniforme. Chi valuta questa terapia dovrebbe chiedere al medico quale sistema di preparazione viene utilizzato, quale concentrazione piastrinica viene raggiunta e se vengono rimossi i leucociti.
Nel 2024, il 74% dei pazienti inclusi nella revisione ombrello ha rinviato la protesi per oltre 18 mesi. Per molti di loro, questo ha significato continuare a lavorare, camminare e vivere senza un intervento chirurgico.
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